L'intervista
04
2025
Aree interne, un patrimonio da recuperare
di
Paolo Ragazzo
·
N.04 - 2025
Veduta aerea di Verdeggia, frazione di Triora, in Valle Argentina
L a crescita demografica nelle aree interne, deve fare i conti con una serie di questioni di non poco conto, come l’efficienza energetica e la sicurezza strutturale dei borghi storici. Proprio a questi temi Formedil e Ance Imperia, in collaborazione con la Regione Liguria e con il Dipartimento Architettura e Design dell’Università di Genova, avevano dedicato un seminario nel novembre 2024 radunando attorno allo stesso tavolo, presso la sede di Formedil Imperia, esperti e professionisti del settore. Tra di loro Rita Vecchiattini, professoressa associata del Dipartimento Architettura e Design - DAD dell’Università di Genova, che abbiamo interpellato per chiedere la sua posizione alla luce di quanto messo in evidenza dal Rapporto e sulle possibili ricadute concrete nelle strategie di intervento urbano.
Foto di gruppo con i relatori del convegno svoltosi l'anno scorso presso Formedil Imperia
“Occorre anzitutto capire che i piccoli centri di montagna in molti casi hanno un valore paesaggistico, storico, culturale, identitario che è indipendente dal valore d’uso. È un patrimonio diffuso che caratterizza il territorio. Il riconoscimento di valore è il primo passo che i diversi attori coinvolti devono compiere. In queste zone ci troviamo sovente di fronte a costruzioni semplici ma non banali, basta infatti modificare o rimuovere componenti anche elementari per alterare gli edifici e il paesaggio, spesso facendo trasformazioni che non migliorano né la qualità dell’abitare né quella dell’abitazione. Capire che valore hanno questi edifici che contribuiscono anche a conservare il senso di comunità è un primo passo di consapevolezza”.
“Per quanto riguarda l’efficienza energetica la maggior parte degli attuali sviluppi e delle nuove soluzioni riguardano nuove costruzioni o abitazioni contemporanee e sono poco applicabili agli edifici storici. La stessa direttiva europea sull’efficienza energetica fornisce limiti tecnici sulle singole componenti edilizie, ma non considera il comportamento globale dell’edificio che è fondamentale nei centri storici. Per quanto riguarda la sicurezza strutturale i principali problemi riguardano una diffusa necessità di collegare le strutture e in qualche caso di migliorare la qualità della muratura. In generale, serve un bilanciamento tra esigenze di conservazione e le varie istanze tecniche o di confort attraverso una valutazione multi-criteriale guidata dal principio di fare solo ciò che serve, e solo dove serve”.
“I fondi sono una nota dolente, ma il problema non sono tanto le risorse in quanto tali, ma la capacità di spenderle avendo una visione di insieme che molte volte manca. Avere in mente il quadro per poi andare a posizionare i vari interventi.
La burocrazia e l’impianto legislativo non aiutano i piccoli Comuni, che fanno fatica a cogliere le opportunità anche di bandi e finanziamenti. Bisogna ragionare in un’ottica più allargata, mettendosi insieme formando una rete di Comuni, come peraltro spesso accade.
Purtroppo, un altro problema è quello della frammentazione della proprietà che rende difficile avere visioni d’insieme e anche destinare le risorse”.
“Il Rapporto descrive una montagna molto diversa tra Nord, Centro e Sud. Mi fa piacere che le indicazioni dello studio mettano in discussione quanto previsto dal Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne, che aveva introdotto la previsione di ‘spopolamento irreversibile’ per diverse zone del nostro Paese. L’abbandono progressivo mette in difficoltà interi territori con conseguenze dirette sulla gestione e, dunque, sulla sicurezza dei luoghi.
Il saldo positivo che è stato registrato coglie un fenomeno nuovo ma per capire se l’inversione di tendenza è stabile bisognerà attendere i prossimi rapporti. Nel 2024 il trend sembra confermato, ma è ancora troppo poco per delineare un fenomeno in atto. È comunque un dato importante che ci dice che la montagna può attrarre nuova popolazione, se ci sono infrastrutture e servizi, se esiste una comunità che opera all’interno di un quadro più generale e di una visione condivisa”.
“La Regione Liguria, nell’ambito del Programma Interreg ALCOTRA 2014-20, ha partecipato al Progetto PITEM Patrimonio, Cultura, Economia PaCE 2019/22 incentrato proprio sulla conoscenza e salvaguardia del patrimonio, materiale e immateriale, per fornire agli utenti strumenti utili a comprenderne il valore culturale del territorio. Come responsabile scientifica del Dipartimento Architettura e Design di una piccola parte del progetto, mi sono occupata di studiare sei borghi dell’entroterra imperiese al fine di favorire la consapevolezza delle radici identitarie attraverso la conoscenza del patrimonio costruito a rischio di abbandono e trasformazione. Tra i vari prodotti del progetto è stato pubblicato un vademecum metodologico per l‘analisi del costruito storico, disponibile online sul sito della Regione e all’indirizzo https://gup.unige.it/Borghi-dell-entroterra-imperiese”.