Attualità

01
2026

Bene il ripristino della diga della Ferraia, ma servono nuovi bacini

di Paolo Ragazzo · N.01 - 2026
Uno scorcio del lago artificiale della diga della Ferraia in valle d'Arroscia

P assi in avanti sul tema degli invasi per contrastare i periodi di siccità nel Ponente Ligure. Per effetto di un duplice finanziamento dell’Unione Europea e della Regione Liguria (1,1 milioni di euro complessivi) la diga della Ferraia in valle d’Arroscia tornerà, infatti, presto pienamente operativa, restituendo al territorio una risorsa idrica strategica per l’agricoltura e per la gestione delle emergenze legate alla siccità. Questo importante intervento si inserisce perfettamente nella strada suggerita a più riprese da Ance Imperia, che da mesi sollecita azioni concrete su questo fronte, arrivando ad auspicare la realizzazione di infrastrutture idriche e sistemi di accumulo, anche di piccole dimensioni, per affrontare in modo strutturale il problema della siccità.



Dall’invaso di Aquila d’Arroscia 30mila metri cubi di “oro blu”

Il progetto di ripristino dell’invaso di Aquila d’Arroscia, realizzato alla fine degli anni Novanta per far fronte alla carenza d’acqua nei Comuni di Aquila d’Arroscia, Borghetto d’Arroscia e Ranzo, consentirà di recuperare la piena funzionalità del bacino, che negli anni era stato progressivamente penalizzato dall’accumulo di detriti (15mila metri cubi) e dalla mancanza di interventi strutturali.
Grazie ai lavori in corso sarà possibile recuperare una capacità di circa 30 mila metri cubi d’acqua, restituendo alla valle una riserva fondamentale per l’irrigazione. L’invaso potrà infatti garantire acqua irrigua a circa 400 aziende agricole del territorio, contribuendo in modo concreto alla tenuta del comparto agricolo locale e permettendo alle imprese di disporre di una fonte idrica stabile e a costi sostenibili.
L’intervento è finanziato per 730 mila euro con fondi europei nell’ambito del programma di cooperazione transfrontaliera Interreg Alcotra 2021-2027, mentre 400 mila euro arrivano dalla Regione Liguria attraverso il Programma di sviluppo rurale. Una collaborazione tra livelli istituzionali che ha permesso di sbloccare un’opera attesa da tempo in valle Arroscia.



Le cifre dell'intervento sulla diga della Ferraia in valle d'Arroscia


Per Ance Imperia un primo passo importante

Il ripristino della diga rappresenta una delle infrastrutture più concrete oggi in fase di realizzazione nell’entroterra imperiese e si inserisce in una strategia più ampia di valorizzazione delle risorse idriche. La necessità ora è replicare interventi analoghi anche su altri bacini della provincia, come quelli legati ai torrenti Impero, Nervia e Argentina, per aumentare la capacità di accumulo d’acqua del territorio.
“Il recupero della diga della Ferraia rappresenta un primo passo nella direzione da noi indicata da tempo – spiegano da Ance Imperia -, oltre ad essere un esempio virtuoso di come l’utilizzo coordinato di fondi europei e regionali possa tradursi in opere concrete, capaci di sostenere l’agricoltura, rafforzare la resilienza dei territori e preparare il sistema produttivo alle sfide poste dal cambiamento climatico”.


Pochi mesi fa, un appello congiunto Ance e Coldiretti Imperia invitava istituzioni locali e regionali a passare “dalle parole ai fatti” avviando al più presto l’individuazione del sito dove realizzare il primo bacino a uso plurimo e far partire subito la sua progettazione
Appello congiunto con Coldiretti e studio di fattibilità

Sono due le principali azioni che dimostrano l’impegno reale dell’associazione degli edili imperiesi sul tema. Il più recente è l’appello congiunto con la Coldiretti provinciale, di solo qualche mese fa, in cui si invitavano istituzioni locali e regionali a passare “dalle parole ai fatti” e ad avviare al più presto l’individuazione del sito dove realizzare il primo bacino a uso plurimo e far partire subito la sua progettazione. Il secondo risale, invece, alla primavera 2024 quando l’associazione aveva commissionato all’Università di Genova uno studio di fattibilità su invasi superficiali ad utilizzi plurimi e i cui risultati erano stati presentati in un convegno organizzato insieme all’Ato Idrico Ovest e altri partner. Quasi 50 pagine, molto dettagliate, che hanno dimostrato la fattibilità di almeno sette bacini da 300 mila metri cubi d’acqua, interventi velocemente cantierabili, senza vincoli ambientali, sui rami secondari di tre dei principali corsi d’acqua del territorio: Nervia, Impero e Argentina. Invasi che, oltre agli usi consueti di approvvigionamenti idrici per agricoltura, antincendio e industrie, potrebbero essere destinati anche a fini sportivi ed escursionistici, dando il via ad una nuova e virtuosa economia locale. “Ora che la strada è tracciata occorre andare avanti con decisione e senza perdere tempo” è il monito di Ance Imperia.