Attualità

01
2026

L'imprenditore edile appassionato di cibo e motori

di Fabrizio Pepino · N.01 - 2026
Carlo Alberto Orengo nel 2020 sul cantiere del ponte "bailey" che ha tolto dall'isolamento Rocchetta Nervina

C arlo Alberto Orengo se n’è andato in silenzio, in linea con uno stile di vita poco incline a cercare i riflettori. Nella notte dello scorso 9 marzo, in una camera dell’Ospedale di Sanremo, il titolare della Orengo Costruzioni di Vallecrosia si è spento a soli 62 anni dopo una faticosa malattia. Al suo fianco, nella vita come in azienda, la moglie Nadia. Insieme a lei i due figli Silvio e Andrea, rientrati dall’Inghilterra dove lavorano dopo aver appreso che le condizioni del papà si erano aggravate.



Quel ponte per salvare Rocchetta Belbo dall'isolamento

Ho conosciuto Carlo a Rocchetta Nervina nel gennaio del 2020, aveva appena finito di realizzare le opere accessorie per la posa di un ponte “bailey” in ferro lungo oltre 40 metri per togliere dall’isolamento il paese, dopo il crollo della Strada Provinciale 68 avvenuto a fine novembre dell’anno prima a causa del maltempo. Era con i suoi “ragazzi” a godersi il momento, ho dovuto chiedere chi fosse perché si confondeva con loro, era uno di loro.
“Mi hanno chiamato chiedendomi di intervenire subito perché stava franando la strada a Rocchetta - mi aveva spiegato -. Ci abbiamo messo un mese e c’erano anche le feste di mezzo, lavoravamo fino a quando era chiaro, poi accendevamo i fari e continuavamo”.


Scatti di vita quotidiana

In cantiere per una guasto ad una condotta

In ufficio con la moglie Nadia

In magazzino con le sue macchine

In garage con le sue moto


Una vita in azienda con la moglie al suo fianco

Dopo un anno e mezzo l’ho nuovamente incontrato in una tarda mattinata di maggio nel suo ufficio, dove mi aspettava con Nadia. Per quelli come lui l’ufficio era un’estensione del cantiere e della casa, un tutt’uno con la famiglia e il paese, Vallecrosia.
“Ho cominciato nel 1999, per scherzo - raccontava -. Non avevo più voglia di fare il dipendente e allora mi son detto, quasi quasi mi faccio un’aziendina tutta mia. Ho sempre lavorato in questo settore, in diverse imprese, ricoprendo ruoli e svolgendo mansioni diverse. Ho iniziato a 18 anni, subito dopo il diploma da geometra. Nel 2012 ho trasferito l’impresa da Ventimiglia a Vallecrosia, dove sono nato, vissuto e cresciuto. All’inizio facevo tutto quello che capitava, poi pian piano mi sono specializzato”.
Ad aver fatto da volano alla crescita della Orengo Costruzioni, come di molte altre aziende edili del territorio, è stata la tragica alluvione del 2000, che negli anni a seguire ha portato all’indotto molto lavoro, permettendo all’azienda di fare nuove assunzioni e di specializzarsi soprattutto in ingegneria naturalistica, dalle tubazioni per acquedotti e fognature, alle scogliere per contenere il dissesto idrogeologico causato dai corsi d’acqua.



Le moto da strada e il ristorante "Giappun"

Saliti in auto, avevamo poi raggiunto il magazzino e il garage dove Orengo custodiva, accanto alle macchine per lavorare, i suoi gioielli: una serie di moto da strada degli anni ’80 e ’90. Erano un po’ impolverate, ma il rombo del motore si faceva ancora sentire forte, anche se dopo essersi fratturato le spalle in qualche caduta non le utilizzava più.
L’ultima volta che sono stato con Carlo abbiamo mangiato insieme, durante le vacanze di Natale del 2021, al “Giappun” di Vallecrosia, ristorante storico che Orengo aveva rilevato nel tentativo di rilanciarlo dopo due anni di chiusura. Destino vuole che l’edificio che ospitava il locale fosse stato oggetto del primo lavoro realizzato dalla Orengo Costruzioni alla fine dello scorso millennio, quando ne aveva restaurato la facciata e rifatto il tetto.
L’Ance Imperia e tutto il mondo delle costruzioni del Ponente Ligure lo ricordano con affetto e simpatia unendosi al dolore della famiglia.