Storie ordinarie

02
2026

Quando l'azienda è una famiglia che aiuta a rinascere

di Anna Pellegrino · N.02 - 2026
Stefano Bo, il primo dipendente della Elma Snc di Imperia

C i sono mattine che cambiano una vita per sempre. Per Stefano Bo, 53 anni, autista e dipendente della Elma di Imperia dal 2001, quella mattina è arrivata nell'ottobre del 2022. Stava percorrendo in moto la strada che conosceva a memoria, diretto al lavoro come ogni giorno. Pochi istanti dopo, si è ritrovato in elicottero verso l'ospedale, tra la vita e la morte.


Oggi Stefano è tornato al volante del suo camion e racconta quella storia con una lucidità che sa emozionare. Una storia fatta di dolore, di interventi chirurgici, di una lunga riabilitazione, ma anche di legami umani che non si sono mai spezzati. “Per fortuna sono vivo, sono qua, sono tornato al lavoro”, dice. E in queste poche parole c'è il senso di un percorso durato quasi quattro anni.



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Una famiglia chiamata Elma

La storia di Stefano e quella della Elma si intrecciano da oltre vent'anni. L'azienda nasce nel 2000 dai fratelli Elio e Maurizio. All'inizio ci sono soltanto un escavatore, un camioncino e tanta voglia di lavorare. I primi cantieri sono piccoli, gli scavi limitati, ma il lavoro cresce rapidamente.
Nel 2001 arriva il primo dipendente: Stefano. Da allora non se n'è più andato.
“La ditta si chiama Elma perché sono le iniziali dei miei titolari, Elio e Maurizio. Abbiamo cominciato insieme questa avventura e c'è stata una crescita costante. Siamo partiti con un escavatore e un camioncino e oggi Elma è una realtà riconosciuta e stimata”.
Nel corso degli anni l'azienda si sviluppa, amplia il parco mezzi e consolida la propria presenza sul territorio. Parallelamente cresce anche il rapporto umano tra i due fratelli e il loro storico dipendente.
“Praticamente non siamo mai stati distanti perché per me l'Elma è come una famiglia”, racconta Stefano. Un'affermazione che trova conferma nei fatti. Quando la vita lo mette davanti alla prova più difficile, quel legame diventa ancora più evidente.


La squadra di Elio e Maurizio

Stefano in mezzo a Elio e Maurizio dopo essere rientrato al lavoro

Foto di gruppo per la squadra della Elma Snc

Stefano dopo l'incidente


L'incidente e una lunga battaglia

Il 2022 segna una frattura netta nella sua esistenza. Una vettura invade la corsia opposta e centra in pieno la sua moto.
“Una persona ha superato contromano. Mi ha preso in pieno e sono stato portato via con l'elicottero. Ero in condizioni gravissime, stavo perdendo la vita”.
Le conseguenze sono devastanti: l'amputazione della gamba sinistra sotto il ginocchio, numerose fratture alle costole, la lesione di una corda vocale e la distruzione del braccio sinistro, che dovrà essere ricostruito attraverso due complessi interventi chirurgici.
“Mio fratello e mia moglie hanno dovuto decidere sull'amputazione per evitarmi il decesso. Quando mi sono svegliato dal coma ho chiesto cosa fosse successo. Mi hanno raccontato dell'incidente e da lì mi è scattato qualcosa che mi ha dato la forza di continuare”.
Quel qualcosa diventa un obiettivo preciso: tornare a vivere e tornare al lavoro.
I mesi successivi sono durissimi. Stefano trascorre un anno e mezzo in sedia a rotelle. Affronta interventi chirurgici lunghi nove ore, cure, riabilitazione e tutte le difficoltà legate all'adattamento della protesi.
“Questi quattro anni sono stati lunghi, pesanti, molto pesanti. Tanti interventi, tante problematiche. Non è facile trovare una protesi conforme al moncone e aspettare che tutto guarisca”.
Nemmeno gli imprevisti gli risparmiano ostacoli. Durante il percorso al centro protesi si trova ad affrontare persino due alluvioni che rallentano ulteriormente il recupero. Eppure, non perde mai di vista la meta.
“Fin da subito il mio obiettivo è stato tornare al lavoro. Era il mio obiettivo”.
Accanto a lui ci sono la moglie, il fratello, i medici che riescono a salvargli il braccio e, costantemente, i titolari e i colleghi della Elma.
“Il filo che ci unisce non si è interrotto. Li andavo a trovare in magazzino, loro si facevano sempre trovare. Non è mai mancato il contatto” ricorda con gli occhi lucidi.


Cosa fa la Elma Snc


Il giorno del ritorno

Mentre Stefano lavora per recuperare autonomia e forza fisica, in azienda si lavora per creare le condizioni del suo rientro.
I titolari decidono di investire in un nuovo autocarro con cambio automatico, adattato alle sue esigenze. Un modo concreto per permettergli di tornare a svolgere il lavoro che ama.
“Da subito hanno detto che volevano tenermi. Per me è stato un incentivo ancora maggiore per rientrare. Non è da tutti. Non ringrazierò mai abbastanza Elio e Maurizio per questa opportunità”.
L'obiettivo viene raggiunto quasi in contemporanea: lui conclude il percorso riabilitativo, il nuovo mezzo è pronto.
“Hanno cercato di fare coincidere il mio rientro con l'arrivo del camion, in modo da ripartire insieme”.
Il primo giorno di lavoro resta impresso nella memoria: “È stata una grossa felicità. L'adrenalina di ricominciare, di vedere i clienti, di vedere i colleghi. È stato molto bello”.
Oggi Stefano guida in autonomia, raggiunge il lavoro con la sua automobile automatica e svolge nuovamente le attività quotidiane: il trasporto dei cassoni scarrabili, i ritiri nei cantieri, i conferimenti nelle discariche autorizzate.
I limiti esistono, non li nasconde. Ma non sono più il centro della sua vita.
“Riesco a fare una vita regolare. Adesso mi sto godendo il ritorno alla quotidianità. Mi sveglio la mattina con la voglia di venire al lavoro, di fare qualsiasi cosa, di aprire la porta e vedere che sono vivo”.
Poi si ferma un attimo e aggiunge la frase che racchiude il significato più profondo della sua storia:
“Ero stato dato per morto. A mia moglie avevano detto che non c'era più niente da fare. Essere qua, oggi, per me è una cosa meravigliosa”.