Attualità

03
2026

Servono nuovi invasi, bisogna allargare il fronte del consenso

di Paolo Ragazzo · N.03 - 2026
Potenziale invaso lungo il corso del Torrente Impero secondo lo studio commissionato da Ance Imperia all'Università di Genova

L ’estate estenuante che si è da poco conclusa, il cui caldo torrido pareva quasi non voler finire mai, ha ulteriormente evidenziato il problema dell’emergenza idrica e della crescente siccità di cui soffre sempre di più il Ponente ligure, non esente dalle ricadute dei cambiamenti climatici globali in corso.


La perdurante assenza di precipitazioni, infatti, accompagnata dall’aumento costante e continuativo delle temperature medie, oltre ad aver peggiorato la qualità di vita nella Riviera dei Fiori, ha ulteriormente accelerato i processi di inaridimento delle falde acquifere già in corso da tempo, accentuando tutta una serie di problematiche di vitale importanza per il territorio: in primis l’irrigazione per l’agricoltura, ma anche il rischio di incendi nell’entroterra e la disponibilità di acqua potabile per la popolazione e di acqua di processo per gli usi industriali.
Una situazione generale che si sta attenuando temporaneamente con l’arrivo dell’autunno, ma che facilmente si riproporrà in maniera sempre più impattante nelle prossime estati, ragion per cui bisogna correre al più presto ai ripari individuando e mettendo in pratica delle azioni correttive che possano attenuare al più presto gli effetti collaterali.



Urgenza invasi, le tante potenzialità superano le poche criticità

La soluzione che pare più efficace è nota a tutti, ma nonostante l’emergenza che sta vivendo il territorio, stenta a decollare frenata dalle remore soprattutto di matrice ambientalista da cui prendono vita spesso e sovente i cosiddetti “comitati del no”. Stiamo parlando della costruzione di invasi di piccole dimensioni nelle valli dell’entroterra attraversate da alcuni corsi d’acqua di un certo rilievo.
Tali bacini idrici, infatti, oltre a rappresentare una riserva di acqua per l’irrigazione agricola e per lo spegnimento degli incendi, possono diventare potenzialmente delle attrattive turistiche, così come è successo in molte valli alpine del vicino Piemonte e della Francia, dove intorno alle dighe di montagna sono fiorite molte attività ricettive legate anche alla pratica di sport acquatici.


Il lavoro dietro le quinte di Ance Imperia

Sul tema lavora da tempo da tempo Ance Imperia, che già nella primavera del 2024 aveva commissionato all’Università di Genova uno studio di fattibilità su invasi superficiali ad utilizzi plurimi, i cui risultati erano stati presentati in un convegno organizzato insieme all’Ato Idrico Ovest e altri partner.
Quasi 50 pagine, molto dettagliate, che hanno dimostrato la fattibilità di almeno 7 bacini da 300 mila metri cubi d’acqua, interventi velocemente cantierabili, senza vincoli ambientali, sui rami secondari di tre dei principali corsi d’acqua del territorio: Nervia, Impero e Argentina. Invasi che, oltre agli usi consueti di approvvigionamenti idrici per agricoltura, antincendio e industrie, potrebbero essere destinati anche a fini sportivi ed escursionistici, dando il via ad una nuova e virtuosa economia locale.
Lo studio aveva attirato l’attenzione della Coldiretti provinciale, che si era unita ad Ance Imperia per invitare istituzioni locali e regionali a passare “dalle parole ai fatti” avviando al più presto l’individuazione del sito dove realizzare il primo bacino a uso plurimo e far partire subito la sua progettazione.

Ance Imperia nella primavera del 2024 aveva commissionato all’Università di Genova uno studio di fattibilità su invasi superficiali ad utilizzi plurimi, i cui risultati erano stati presentati in un convegno organizzato insieme all’Ato Idrico Ovest e altri partner

La necessità di allargare il fronte del consenso

“Proprio in queste settimane stiamo lavorando per allargare il fronte dei consensi alla necessità di realizzare nuovi invasi nel Ponente ligure, in quanto per la loro realizzazione occorre che il territorio faccia quadrato superando eventuali dissonanze particolari nel nome di un interesse collettivo maggiore - spiega il presidente di Ance Imperia, Gianni Silvano -. Negli ultimi mesi sono stati già realizzati interventi di ripristino di invasi preesistenti sulla Diga della Ferraia in valle d’Arroscia, così come stanno per partire i lavori di ripristino dell’invaso di Aquila d’Arroscia. Si tratta di esempi incoraggianti e anche virtuosi, in quanto l’utilizzo coordinato di fondi europei e regionali permette di far fronte più velocemente a interventi importanti anche sotto il punto di vista economico. La strada è tracciata, ora occorre andare avanti con decisione e senza perdere tempo replicando interventi analoghi anche su altri bacini della provincia, come quelli legati ai torrenti Impero, Nervia e Argentina, per aumentare la capacità di accumulo d’acqua del territorio”.